Come è nata questa idea, che cosa significa, dove ci porterà (forse).
Molti anni fa, su una rivista multipiattaforma per la quale lavoravo, elaborai a livello embrionale una teoria alla quale, col tempo, mi sono molto affezionato: quella del Conscious Gamer. Se leggete Game Pro, la rivista sorella di PSM che ho l’onore di curare (e su cui scrive anche il grande Ualone), avrete già sentito parlare di questa categoria, in caso contrario… niente paura, sono apposta qui ad illustrarvela.
Si tratta, se vogliamo, di una nuova e diversa classificazione di tipo sociologico del videogiocatore, che nasce dalla mia profonda insofferenza verso quella tradizionale, accettata quasi come fosse un dogma, e che vede il popolo di chi gioca diviso in due grandi classi: Casual Gamer e Hardcore Gamer.
A beneficio di chi non dovesse conoscere questa materia, riassumo di che cosa si tratta: il casual gamer è il giocatore della domenica, quello che non sa nulla o quasi del videogioco e si limita a qualche partita, che compra d’impulso un titolo per sentito dire e che, magari, in casa ha solo un gioco di calcio; l’hardcore gamer, d’altra parte, è il videogiocatore incallito, quello duro e puro super appassionato, che sa tutto e conosce ogni gioco uscito per ogni sistema, che segue il mercato import e che magari colleziona giochi in edizione limitata.
Il problema, però, è che con queste due categorie di giocatori non riusciremo a fare ulteriori passi in avanti nella lotta per il riconoscimento del Videogioco come mezzo di espressione artistica del pensiero. Il videogioco produce cultura ed è ovvio che sia giunto il momento di parlare di cultura del videogioco. Durante la scorsa generazione, su PS2 abbiamo vissuto esperienze come Ico, Shadow of the Colossus, Okami o Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty. Chi di voi ha il coraggio di dire che sono solo giochini elettronici? E sì che sono solo una minima parte degli esempi che si potrebbero evocare. Detto questo, è opportuno capire perché dobbiamo andare oltre i concetti di casual e hardcore gamer. In realtà, è molto semplice, come vedrete.
Il casual gamer non rappresenta un problema, ma un’opportunità. È un “access point” al mondo dei videogiochi. Tramite Buzz!, SingStar, EyeToy, giochi per cellulari, Touch Generation di Nintendo, giochi in Flash su PC o Wii, persone aliene al nostro hobby preferito finiscono nella rete del Videogioco. Si spezza il muro dell’indifferenza, e nel loro cuore si instilla il germe della curiosità. Non significa che la vostra ragazza, entro 12 mesi, passerà da SingStar a Disgaea: significa solo che non si potrà più escludere che ciò accada, perché si sarà sbloccato un finale (tanto per restare nel gergo videoludico) prima precluso. Del resto quand’è che un casual gamer non è più tale? Quando, gioco dopo gioco, esperienza dopo esperienza, informazione dopo informazione, comincerà a capire davvero che cos’è il Videogioco, e così facendo prenderà coscienza di cosa è diventato. Ecco che sarà diventato un giocatore consapevole… un Conscious Gamer, appunto.
L’hardcore gamer, invece, è un pericolo, un freno al processo di crescita del videogioco, un vicolo cieco da evitare a tutti i costi. È per questo che, ben sapendo di attirarmi le ire di molti, io mi auspico l’estinzione degli hardcore gamer (porn gamer, come a volte amo chiamarli). Perché, vedete, l’hardcore gamer è per definizione chiuso, e l’atteggiamento di chiusura ha sempre portato al razzismo e all’autoemarginazione. L’hardcore gamer si ritiene la creme, l’elite del popolo dei videogiocatori: egli, rinchiuso nella sua torre d’avorio, si erge a custode del sapere videoludico, unico legittimo detentore degli strumenti interpretativi e cognitivi atti a godere dell’Arte del Videogioco. Egli detesta il volgo ignorante, che come un’orda di zombi di romeriana memoria assedia il suo tempio immacolato; è convinto che il gioco, una volta maneggiato da tutti, sarà corrotto, deturpato, svilito. Per questo non vuole cedere le chiavi del portale: perché una massa di casual gamer ignoranti è funzionale alla causa del suo snobismo militante. Meglio, semmai, individuare qualche giovinetto promettente e fargli saltare il fosso, eleggendolo a nuovo Hardcore Gamer. Porn Gamer, ecco che cosa sono: gente rinchiusa a giocare, sola nel buio, che fa del videogioco un rituale segreto, inaccessibile.
Il Conscious Gamer non ha bisogno di questi falsi simbolismi, di queste pagliacciate da confraternita universitaria nerd: egli è il futuro del videogiocatore, perché, volenti o nolenti, il videogioco cresce e sgomita, penetrando nelle coscienze, entrando nell’immaginario collettivo quanto il cinema o il fumetto. E nessuno potrà fermarlo. Se vogliamo, tutti noi delle prime generazioni siamo stati hardcore gamer. Ebbene, a noi tocca il compito più importante e gravoso: scegliere di liberarci della tunica di Porn Gamer e abbracciare la causa del conscious gaming, diventando dei Conscious Gamer Evangelisti, capaci di velocizzare la diffusione del messaggio. Ricordate: il Conscious Gamer è quel giocatore informato, appassionato e consapevole della natura del videogioco, che senza necessità di estremismi lo pratica, lo vive e lo racconta, favorendo fenomeni di condivisione della sua passione. Il tipo di giocatore che può non vergognarsi se non conosce Radiant Silvergun o se non possiede un PC Engine, tanto per capirci… ma che sarà ben contento quando un suo amico gliene parlerà, un giorno.
Nel futuro, neppure il Conscious Gamer avrà un senso, perché egli sarà né più né meno il Gamer tout court. E il casual gamer sarà semplicemente definito un curioso, un passante. In attesa che questo mondo diventi realtà, sta a noi batterci per la diffusione della cultura videoludica, e per farlo dovremo scendere in strada e abbattere la Bastiglia degli Hardcore Gamer. Fino ad allora, lotteremo. Fino ad allora, vive la Revolution.
(da PSM 129)

quoto ma non sempre L’hardcore gamer=fan boy
voglio entrare a far parte della popolazione dei conscious gamer. Okami è Gesù, Ico è Maria, Viewtfiul Joe è Giuseppe ( VJ è un titolo mai troppo lodato ) e MGS è Dio.
Il conscious gamer non diventerà mai ( o almeno non presto ) la maggior parte dei gamers, poichè, IMHO, sarà sempre in minoranza rispetto agli HC gamers, ma soprattutto rispetto ai casual gamers, ma sicuramente è il prossimo grado evolutivo, almeno in ambito mentale, dei videogiocatori, e noi dobbiamo fare di tutto affinchè questo avvenga al più presto.
Conscious Gamer Emix ai suoi ordini Capitano! sottoscrivo ogni singola parola dell’editoriale, soprattutto “…che senza necessità di estremismi lo pratica, lo vive e lo racconta, favorendo fenomeni di condivisione della sua passione.” Drink! è nato proprio sull’onda di questa teoria e mi sembra di star facendo un discreto lavoro nel mio piccolo. un po’ è anche merito tuo
Assolutammente conscius!!!
Dire che hai espresso in maniera chiara ed esaustiva quello che penso anche io è poco, anche se penso si possa fare un altro passo intermedio, cioè spezzare proprio il concetto di hardcore gamer e quelli che tu chiami porn gamer (bel termine davvero XDD)
Io mi dichiaro conscious gamer a tutti gli effetti, anche se ultimamente gioco mooolto meno che in passato (dannata università…).
sigh… io mi sono ritrovato invece nel ritratto dell’hardcore gamer, e molto poco in quello del conscious. Ma imho ci vai troppo pesante. eh sì che in effetti essendo fan nintendo dalla più tenera età, guardo sempre con sospetto i titoli delle altre piattaforme, ma hai calcato troppo la mano nella descrizione dell’Hardcore Gamer. Non mi sento offeso, solo che generalizzi troppo così.
[...] nel mezzo? Nel mezzo c’è chi cerca di far capire che non tutto è o bianco o nero, ma che esistono diverse forme di grigio, che [...]
Sono in completa sintonia con quanto teorizzato riguardo il conscious gamer, una figura nella quale mi riconosco.
Credo che al giorno d’oggi il grosso limite della vecchia guardia sia quello di non volersi abbandonare ad esperienze nuove. Dal canto mio, quello cioè di un giocatore con parecchi lustri di attività alle spalle, fin troppo spesso mi ritrovo davanti a giochi che puzzano di già visto lontano un miglio.
Come faccio quindi a non vedere di buon occhio un tentativo di destabilizzazione forte come quello di Nintendo con il DS prima e il Wii dopo? E’ chiaro che il loro interesse primario sia quello di fare un bel mucchio di quattrini, ma in fin dei conti se questo ha dei benefici anche per il mio modo di vedere il videoGIOCARE poco (mi) importa.
Sul mercato ci sono tonnellate di spazzatura? Vero, verissimo, ma insieme a questi ci sono anche tanti progetti innovativi ed interessanti. Mi piace sempre citare PES Wii, mi domando quante altre versioni fotocopia saremmo stati costretti a sorbirci se quel benedetto pad non avesse spinto Konami a spremersi le meningi tirando fuori uno dei capitoli più innovativi di sempre (e questo proprio nell’anno in cui sulle cosiddette nextgen è stata rilasciata forse la peggior versione di sempre!).
Ben vengano pertanto la sperimentazione e le nuove leve: se su 30 milioni di newcomers anche “solo” un decimo dovesse evolversi in conscious gamer penso che il mercato dei videogiocatori avrebbe solo da guadagnarci.
Accolgo con piacere questo ultimo messaggio e aggiungo che per avere avanguardie e sperimentazioni bisogna avere la massa, è inevitabile. Se prima non si espande il mercato davvero (quel che Nintendo sta facendo con DS e Wii), non è possibile sperare di diversificare l’offerta di OMI (opere multimediali interattive). Avremo sempre e solo VIDEOGIOCHI targetizzati su 20enni maschi hardcore gamer. Violenza onnipresente con migliaia di nemici da uccidere insieme alla sceneggiatura, zero impegno, zero romanticismo/sesso, zero intelletto. E noi staremo ancora qui tra noi, sempre i soliti, ad autoconvincerci che si possa paragonare un No More Heroes a un David Lynch. Il che, mi spiace dirlo così brutalmente, è una gran puttanata.
Dalla fusione di masse critiche di videogiocatori emerge il conscious gamer, inevitabilmente, forgiato dal tempo. Il nostro ruolo di proto-conscious gamer (autocoscienti) sarà quello di ridurre i tempi del caos e dell’anarchia, come le Fondazioni nella saga di Isaac Asimov dovevano traghettare l’universo dal crollo dell’Impero Galattico a un nuovo ordine… avremo un Impero tecnologico, un Impero ‘psicostorico’ o una Galaxia?
Viviamo in tempi fottutamente interessanti. Lo scopriremo.
Volevo aggiungere qualche altra considerazione.
Nel post hai scritto:
>Il problema, però, è che con queste due categorie di giocatori non
>riusciremo a fare ulteriori passi in avanti nella lotta per il riconoscimento
>del Videogioco come mezzo di espressione artistica del pensiero.
beh, io ritengo che suddividere il mercato in queste due uniche categorie (hardcore e casual) significa anche semplificare eccessivamente una realtà commerciale che a mio avviso è invero assai più ricca di sfumature.
Particolari apparentemente (si fa per dire…) insignificanti come uno stile grafico o delle scelte di gamedesign non possono rappresentare anch’essi un tentativo di strizzare l’occhio ad un pubblico quanto più ampio possibile? No, perchè per qualcuno sembra che sia solo Nintendo a dare la caccia ai cosiddetti casual, mentre a mio avviso si tratta “semplicemente” del produttore HW che, dei tre attualmente in concorrenza, è quello che ha scelto l’approccio maggiormente esplicito a quel target.
E per finire, sempre a proposito di Touch Generations, non ti nascondo (spero mi sia concesso darti del tu
) che da tempo ho il sospetto -che credo tu condivida- che Nintendo abbia come secondo fine quello di crearsi una sorta di vivaio/ricambio generazionale: a guardare certi numeroni del software first party su DS e Wii, e tenuto conto che specie quest’ultima ha perso il supporto di un numero imprecisato di supporter della vecchia guardia delusi per le oggettive carenze tecniche della console rispetto a PS3/360, mi sa che ci stanno riuscendo.
Certo che dobbiamo darci del tu. In inglese non c’è il tu e il lei: l’educazione è in base a COSA dici e COME lo dici, ed è questo che conta, secondo me. Non il tu e il lei.
[...] che voluto) vivaio per l’espansione del mercato. In altre parole, come dice Metalmark nella sua teoria del conscious gamer (che condivido) [...]
Ho letto solo ora che gradisci sapere quando viene citato il “conscious gamer”, quindi anche se con un (bel!) po’ di ritardo inserisco il quote ad un mio post, dove ho pure linkato questo articolo del tuo blog.
Ciao
Turrican3
“[...] Dal canto mio trovo di avere parecchie affinità con il pensiero espresso da Marco Accordi Rickards (dirige Game Pro) nella sua teoria del conscious gamer, una figura nella quale oggi mi riconosco. Posto un paio di estratti e il link completo qualora qualcuno avesse voglia di andarselo a leggere. Lui è sicuramente molto ma molto più bravo di me ad esprimere determinati concetti, come ad esempio questo della “crescita” del videogiocatore che più volte ho espresso in passato [...]“
Grazie mille, Turrican (nome MITOLOGICO, peraltro). Puoi darmi il link? Metalmark (at) fastwebnet (punto) it.
Eheh sì, per me Turrican è una vera e propria istituzione (quasi come Chris Huelsbeck
), immagino si sia capito!!!
PS: tra l’altro noto che, curiosamente, è mia pure la citazione precedente, da multiplayer.it (ma a meno che la mia memoria non stia perdendo più colpi del previsto, non credo di aver inserito io il link qui nel tuo blog).
PPS: ti ho spedito l’email come richiesto.